Mag
02
2015

Il cammino verso il gelato… è lungo!

Anche quest’anno abbiamo accompagnato i Maestri gelatieri zoldani alla manifestazione orvietana “I gelati d’Italia“. La trasferta è iniziata il 25 aprile e si concluderà il 3 maggio. Ogni giorno i nostri maestri, attraverso dimostrazioni di gelato artigianale realizzate con le macchine d’epoca originarie della nostra terra, vi racconteranno come si faceva il gelato più di cent’anni fa (leggi il post di Anna a riguardo “Gelato è… Val di Zoldo!“). Un affascinante viaggio che ancora molti non conoscono, tra ricette segrete, emigrazione, lusso antico per i palati di tutta Europa.

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La redazione di Immersioni con gli scarponi, ormai abituale osservatrice della tecnica di produzione del gelato zoldano, non ha resistito e ha deciso di immedesimarsi in prima persona in questo appassionante viaggio, con qualche intoppo che ha permesso comunque di provare a cimentarsi in alcune prove cruciali. Non possiamo dire tuttavia di aver raggiunto la somma sapienza….

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…quella appartiene ancora esclusivamente ai nostri Master!

Dicono i Maestri: il cammino verso il gelato è lungo, quindi… buona lettura!

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La strada della conosc… ehm del gelato è lunga, dicono i Maestri! (foto tratta dal film “Kill Bill”)

Dunque proviamo a fare il gelato artigianale zoldano… sembra facile dici, i Maestri gelatieri sembrano non fare alcuna fatica!

Il primo ostacolo: spaccare il ghiaccio. Sotto una pioggia di lapilli gelidi devi battere col martello su un’incudine instabile d’acqua ghiacciata. La massa scivolosa si sposta in continuazione, devi tenerla ferma con le mani senza colpirti le dita. E’ un po’ come piantare un chiodo, ma non devi avere grande precisione, l’importante è spaccare, distruggere, scartavetrare, disintegrare.. uno spirito fanciullesco e liberatorio si potrebbe impossessare di te, ma rimani concentrato.

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Maurizio intento a spaccare il ghiaccio

Secondo ostacolo: i pezzetti sminuzzati da pestare nelle intercapedini. Ghiaccio e sale, pesta! Ghiaccio e sale, pesta! La paura che il legno solido delle macchine antiche di fine ‘800 si rompa all’inizio potrebbe metterti in allarme, finché non interverrà un Maestro a incitarti con vigore “Peta!” “Peta zu!” allora capirai che è ora di metterci un po’ di energia.

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Sale e ghiaccio nelle intercapedini per refrigerare e conservare il gelato

Terzo ostacolo: girare la manovella. I Maestri gelatieri mentre creano, plasmano la crema sublime parlano, fanno equazioni matematiche degne di uno studente del Mit, gesticolano italianamente con l’altra mano, ridono, scherzano, sorridono, sorridono sempre. Pensi non stiano facendo alcuna fatica, è un po’ come vedere Carolina Kostner sui pattini, la Callas cantare, pensi proprio che lo potresti fare anche tu, tutto il giorno dalla sera alla mattina. Poi provi a girarla tu, la manovella, e capisci che è quella mezza lezione di palestra a permetterti di resistere per i pochi minuti della mantecazione. Soprattutto quando il gelato comincia a diventare denso e il Maestro dall’altra parte comincia a spingere con la spatola sempre più forte nella vasca, per staccare il gelato quasi pronto.

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Ecco Fede che mentre gira la manovella calcola complicatissime percentuali di zucchero e uova

Terzo ostacolo bis: tenere ferma la spatola. Mentre la manovella gira e a sua volta anche la vaniglia rotea nel suo vortice delizioso, c’è sempre qualcun’altro che ha il compito con mano ferma di staccare il gelato dalle pareti della vasca. Un’operazione dove è necessario mantenere salda l’attenzione, cercando anche di non sporcare!

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Gusto fiordilatte!

Quarto ostacolo: servire il gelato. La sorbettiera aspetta solo di essere svuotata e di riempire le pance degli avventori. Pescane più che puoi col porzionatore, stai servendo palline di gelato, tonde, morbide, equilibrate, perfette, calzate nel cono come il piede di Cenerentola nella sua scarpetta. Invece no, è più facile creare tanti piccoli yeti, con svolazzi che escono dal cono, povere palline con strane sembianze, schiacciatine, palloni da calcio.

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Bruno G. pronto a servire il gelato

Quinto ostacolo: i coni. Questo ostacolo meriterebbe un intero post a parte, ma cercheremo di essere sintetici. Gli stampi purtroppo per noi, sono 4. Una volta versata la pasta, sei responsabile di 4 cialde, croccanti, fragranti, da sciogliersi in bocca. Non indugiare, perché se ti fermi un attimo, arrotoli troppo piano il cono ancora caldo sullo stampo di legno, brucia tutto e avrai una specie di biscottone annerito.

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Bruno in azione con i suoi coni buonissimi!

Insomma, per fare un buon gelato zoldano bisogna avere esperienza, conoscerne la storia, portare tanta pazienza e avere una forza… portentosa! Di spirito ma anche di braccia.

 A GelatiAmo noi ritenteremo…. e voi ci sarete a guardare e gustare le imprese dei nostri Maestri?

Nelle foto, i nostri Maestri – eroi che ci hanno guidato in questa avventura: Maurizio, Bruno, Bruno G, Federico, Walter. 

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2 commenti

Molto interessante, quando ero bambino ho visto fare il gelato con queste macchine ,ma data l’età mi è rimasto il ricordo come fosse un bellissimo sogno ,continuate e trasmettete queste bellissime cose affinché non debbano perdersi nel tempo.

Ha ragione! E’ una vera e propria arte da preservare! Inoltre dà soddisfazione ed è molto divertente! Penso sarà un piacere per i giovani portare avanti questa tradizione!

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