Mar
29
2017

Bosco del Fagaré in fiore

Se sulle cime del Civetta brilla ancora una neve bianchissima, a valle invece, lungo il bosco del Fagaré dove gli alberi lasciano spazio a qualche radura, il terreno è cosparso di erica selvatica, sbocciata in queste ultime settimane.

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La vostra passeggiata, accompagnata da un sole tiepido, dai profumi del bosco e dallo scrosciare lento dell’acqua del brent, si accenderà lungo il percorso dei colori del viola e del porpora.

La partenza del sentiero naturalistico si trova a Ciamber, vicino alla zona artigianale di Forno di Zoldo.

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Pulito e ben curato, il Triol del Camillo sale dolcemente tra abeti, larici, faggi e molte altre specie di piante, indicate spesso da un cartellino con la loro denominazione, in italiano e in dialetto ladino locale.

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Slode – eriche selvatiche a distanza ravvicinata

Dopo un primo tratto nel bosco, si raggiungerà un ampio spazio aperto in parte composto da ghiaia e massi, segnalato da un cartello come la “Roa vegia”. Questo punto, come del resto gran parte del Triol, si distingue per una forte esposizione al sole che consente lo sbocciare di veri tappeti di fiori, puntualmente visitati da numerose farfalle di ogni genere.

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Una delle prime fioriture sono le eriche selvatiche, conosciute in Val di Zoldo col nome di “slode”. In seguito (verso l’inizio dell’estate/ tarda primavera) lasceranno il posto alle ginestre locali, al momento spoglie e attualmente prive di quel giallo pieno che le distingue. Un ciclo perfetto, che regala a ognuno dei numerosi abitanti del mondo vegetale del bosco del Fagarè il suo momento di gloria e di massima espressione.

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Perciò se siete amanti delle tonalità del violetto, se il vostro sogno nascosto è di tuffarvi in un campo di lavanda ma non avete tempo di partire e prendere un aereo per la Provenza, don’t worry.

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Vi consigliamo una mela (se è pomeriggio) o un panino (se è quasi ora di pranzo), di proseguire fino alla panchina che dà sul Belvedere più vicino (ne trovate una a pochi passi dalla Roa vegia) di sedervi e rilassarvi incorniciati da grappoli di erica, prima che l’effetto svanisca.

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