Ott
14
2015

Sempre la solita quiete!

Siamo piuttosto stressati.
Non so se è la stanchezza o qualche congiunzione astrale, si dà il caso che urge scappare. E dove si va, quando si è già in Val di Zoldo, la culla della tranquillità e della quiete, specie fuori stagione?
Le idee sono tante, così tante che diventa uno stress scegliere! Allora scelgo io per voi. Andiamo al Vach, partendo dal piccolo borgo disabitato (ma non desolato) di Colcerver.

tabia_zoldo_colcerver

Come tutte le passeggiate autunnali che prediligo, il vach si raggiunge dopo una mezz’oretta di cammino in un bosco pieno di giganteschi faggi tutti da abbracciare.

foglie_zoldo
Il percorso è tutto in discesa e sul piano, tra funghetti e foglie rosse sparpagliate sul sentiero, ma soprattutto un silenzio impareggiabile: solo foglie che cadono, rami che scricchiolano, passi di cervi in lontananza e qualche ghiandaia. Spegnete il cellulare così siamo sicuri che non ci saranno altri rumori.

fungo_val_di_Zoldo
Sembra impossibile possa bastare davvero così poco per rilassarsi, è la scoperta dell’acqua calda (o dell’acqua limpida del laghetto).

bosco_zoldo_valbarance

Dopo un piccolo tratto tra arbusti bassi, dove forse in qualche favola cappuccetto rosso andava a raccogliere bacche e frutti di bosco, ecco il lago. Ce ne saranno tanti di simili in giro per questi monti, chiari come uno specchio e circondati da mille colori… o forse no! Forse è unico, su quella piana ariosa, circondata da abeti, larici e faggi che gli fanno da custodi.

eva_lovat_al_vac_zoldo

Ecco una versione del laghetto del Vach di Eva Lovat, che forse ha avuto la mia stessa idea in questi giorni!

Mangio il panino seduta su una panca di legno, con vista sulla cascata. Arriva giù un fresco esagerato, mi stringo nella felpa. Forse è meglio guardarla da qui per stavolta, spostandosi un pochino sotto il sole, al calduccio. Volendo però ci si può avvicinare di più, di solito per me è d’obbligo, soprattutto d’estate quando fa piacere se qualche sottilissima goccia d’acqua ti inumidisce il viso.

cascata_vac_zoldo

Mi sdraio a pancia in giù sulla riva e osservo i girini, le ranette e gli stadi intermedi fare i primi tentativi di nuoto spingendosi con le zampe. Starei ore a guardarli se il pomeriggio fosse infinito. Vorrei dare un nome a tutta la figliata. Codina, salterina, furbetta… dopo un po’ divento più audace e battezzo alcune ranette chiamandole Giulietta, Karate-kid, Indiana Jones (ma solo quelle più espolratrici)…

ranetta_zoldo_vach

Come la chiamiamo questa piccina?

Il sole se ne va presto, è giunto il momento di ripartire. Arrivo a Colcelver, accolta dalle galline del Graziano, l’unico abitante fisso della piccola frazione di Forno. Sta leggendo la posta seduto nella sua piccola macchina blu.

colcerver_zoldo

Nella mia testa, conto il migliaio di volte che ho visto il Mezzodì da questo punto, la fontana e la strada tra le case, la panchina davanti alla chiesa. Sempre la stessa quiete, lo stesso albero ingiallito di tutti gli anni, gli stessi tabiai, lo stesso profumo di casa… un momento! Dovrei essere annoiata, e dunque più stressata di prima…

colcerver_zoldo

Come potrete considerare da soli è dura vedere sempre le medesime cose, difficile rilassarsi ammirando questo panorama troppo spesso… per fortuna domani torno in ufficio!

Naturalmente neanche da dirlo, scappate ripetutamente in questo posto senza paura che vi stufi! Vi garantisco che è sempre la solita quiete!

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1 commento

Peccato che questo bel giro, fatto tante volte anche con i bimbi piccoli, non esista praticamente più. Una nuova strada forestale ha distrutto buona parte del sentiero che dal laghetto portava a Colcever.
Non mi viene più voglia di rifarlo.

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