Apr
17
2015

#dafareinzoldo: pellegrinaggio verso la Moiazza!

#dafareinzoldo: tutto quel che di imperdibile c’è nella Val di Zoldo. C’è chi ogni estate non si sente tranquillo se non va a “salutare” la Moiazza di persona, come in un vero pellegrinaggio. E per voi, qual è la cosa assolutamente #dafareinzoldo?
Aspettiamo i vostri immancabili!

Non sono un’abitudinaria, cerco di non svegliarmi ogni mattina ripetendo gli stessi gesti, tento di coltivare il lusso di non sapere cosa mi accadrà durante la giornata, anche se la vita lo impone. Ho una sola costante: io mi sveglio con la Moiazza. Lei col broncio, nascosta dalle nuvole, lei nel chiarore dell’alba, lei coperta di neve, lei nitida che si staglia contro il cielo. E’ spirituale l’amore che ci lega, che mi lega a lei, la mia montagna (e scusate se mi prendo la libertà di dire che è mia… Lei è di chi la ama!).

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Moiazza versione lunatica. Cosa vuol dire svegliarsi con un sito Unesco ogni mattina? Eh… non ve lo so spiegare!

Ogni anno, almeno una volta, sento di doverla andare a salutare, come in una sorta di pellegrinaggio, una visita a un’amica.

Cosa significa “salutarla” per me? Non basta farle ciao ciao con la manina da quaggiù? No, io le voglio fare una carezza, darle un buffetto sulla guancia, voglio appoggiare la mano sul suo manto di roccia.

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Partenza tra le mucche!

La partenza è in cima al Passo Duran (tuttavia c’è una variante un po’ più giù, dal lato zoldano, e altri sentieri, tra questi l’Alta via numero 1, insomma tutte le strade portano alla Moiazza), vicino ai rifugi San Sebastiano e Passo Duran. Sui pascoli, le mucche se ne stanno tranquille nelle loro occupazioni. Avvisto la chiesetta del Duran. Sembra un cartone animato.

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Dall’orizzonte verso Zoldo fa capolino il Pelmo, lontanissimo, quasi un miraggio, con il suo colore rosato e unico. La salita dura poco niente, sbuco quasi subito nei pressi di un grande albero, i bambini giocano tra le sue grosse radici. Mi circonda e mi assale nel suo via vai di api, farfalle, preve e maggiolini, la flora dei pascoli d’estate: cardi, fiordalisi alpini, gerani di montagna e i fiori del radicchio dei pascoli, quelli piccoli e arancioni.

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O più semplicemente il veratro comune… verde ma comparabile ai fiori più belli!

Il percorso continua attraversando un ghiaione candido, pieno di rododendri appena sbocciati. Il profumo dei garofani di montagna è così forte da farti chiedere dove si nascondono, questi fiori rosati e dolci, ed eccoli lì, dietro le pietre bianche mostrarsi in tutta la loro raffinatezza.

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I garofani… da guardare e non toccare! 😉

Dietro, il San Sebastiano, complicato, avvincente, da esplorare. La Moiazza è invece al mio fianco, sempre più vicina, sembra di poterla toccare, ma non è ancora il momento. Si sentono perfino gli alpinisti in cordata chiamarsi, da qui sono solo delle piccole macchie rosse sulle pareti della montagna, nera, blu, rosa, chi lo sa che umore ha oggi la nostra Moiazza!

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La Moiazza incerta se aprirsi al sole o se tenersi qualche nuvoletta…

Raggiungo il rifugio Carestiato, la vista è impareggiabile. Col viso rivolto a valle, non si riescono quasi a contare le montagne che si susseguono nella foschia in lontananza. Proseguo andando verso il punto dove inizia la ferrata Costantini, e in una decina di minuti sono al cospetto della Moiazza.

E’ sempre incredibile vedere da vicino da dove nasce una montagna. Le ammiri da lontano, e già a quella distanza sembra impossibile possano sgorgare così, dalla terra viva, con tutta la loro forza. Sembrano piuttosto una dimensione del cielo. Raggiungo la roccia umida, la saluto appoggiandoci la mano e guardo in alto. La parete sembra interminabile, in cima si intravedono soltanto le rondini di montagna. Dentro una piccola grotta, forse ci sono i pipistrelli, addormentati, in grembo alla Moiazza. Dondolano dall’alto gruppetti di campanelle viola, mosse da un lieve fiato. E’ il respiro della montagna.

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Arrivo fino all’imbocco della celeberrima Costantini, una delle ferrate più emozionanti e difficili di tutte le Dolomiti. L’attacco vertiginoso dà su uno strapiombo, le persone che percorrono l’Alta via n 1 appena sottostante, sono delle formichine. Mentre cerco il punto dove la corda sembra scomparire, mi accorgo di intraprendere l’ultima salita di questa giornata. Una salita dello spirito, fatta di immaginazione. Cosa ci sarà oltre quello sperone di roccia? Come si sta lassù, abbracciati alla montagna, soli, con lei e il cielo?

Se lo avete provato, raccontatecelo, e diteci se è una delle esperienze assolutamente #dafareinvaldizoldo! Scrivici all’indirizzo e-mail turismo@valdizoldo.net.

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