Gen
07
2014

L’Odissea in giorni di black-out sulle Dolomiti

I tre giorni di black-out mi hanno obbligato la sera a un disarmante non fare niente. Disarmante, perché ai nostri giorni quando non hai computer, televisione e cellulare funzionanti, senti dentro di te un iniziale senso di smarrimento. Il vuoto ‘incolmabile’ però, può portare talvolta alla rassegnazione, ergo al relax.

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(A Goima di Zoldo Alto scende la sera. Quattro giorni senza corrente elettrica).

Per fortuna i libri non sono attaccati alla corrente elettrica! Quando sai che non c’è soluzione come in questi casi, l’importante è avere candele a sufficienza, una piccola torcia e un buon libro. A piacere, si possono aggiungere i seguenti comfort: tè caldo alla cannella, coperta di pile e divano.

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La situazione era avventurosa e insolita, dovevo solo scegliere un libro che si potesse abbinare, il dubbio era tra L’isola del tesoro, Cime tempestose e Odissea. Vada per l’Odissea, più avventurosa di così!

odissea_candele

Sarà stato il buio attorno a me e l’assenza totale di rumori, ma quell’oretta prima di andare a dormire, trascorsa con l’Odissea tra le mani, me la sono proprio gustata. Sognai di essere sulla stessa nave di Ulisse, di solcare i mari nel suo peregrinare, di affrontare ciclopi e sirene. In questi istanti, sono riuscita a non pensare ai caloriferi freddi, agli elettrodomestici inadoperabili e a tutti i disagi e le preoccupazioni vissuti fino a qualche minuto prima.

Chiuso il libro e spenta la candela, considerai il black-out in maniera diversa. Forse era soltanto un’avventura, un gioco, un momento imperdibile da trascorrere con sé stessi, con la propria immaginazione e un buon libro.

A ognuno la sua Odissea!

 

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4 commenti

Silvia, per molti è stato un incubo credo, ma è davvero bella l’interpretazione che tu ci hai dato… un’occasione per meditare quanto siamo divenuti dipendenti dalla tecnologia e quanto ci siamo allontanati dalle cose essenziali…come anche il non far nulla. Un libro da leggere a questo proposito La parete di Marlen Haushofer, ma non auguriamoci un altro black out per leggerlo 🙂

La meraviglia di ciò che è implicito nella montagna…l’attesa. Un tempo di sospensione che fa bene. che riordina, rimargina, riposa. Certo che si può fare anche solo spegnendo la luce per due ore, la sera, accendendo una candela e facendo finta di essere in black out. forse così si ridurrebbero anche un po’ i consumi. Riprendiamoci il bello della Vita.

Hai ragione Emiliano. Io amo della montagna la lentezza: il tempo che ci vuole per girare una polenta sul fuoco, leggere davanti a una stufa interrompendo un pò la lettura per guardare il fuoco che scoppietta, andare a cogliere fragoline e mirtilli per poi fare le marmellate….

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