Giu
04
2015

La cima de l’albero

Non la “cima dell’albero” di una nave… è vero che amiamo immergerci in queste meravigliose montagne, ma dato che il mare non c’è più da un bel po’ di tempo, il nostro mezzo di trasporto ora sono gli scarponi e non le navi, per cui oggi non ci arrampicheremo su nessun albero maestro per vedere cosa riserva l’orizzonte, ma sulla cima di un monte: la “Cima de l’albero”!

Questa è quella stagione che in quota è ancora sospesa tra l’inverno e l’estate, dove le cime più alte, i sentieri più “dolomitici” hanno ancora un po’ di neve, ma non abbastanza per gli sci o le “ciaspe”, stagione perfetta per apprezzare quindi quegli itinerari dove la vegetazione è già in pieno risveglio primaverile e l‘ultima neve se ne è appena andata.

Dove stiamo andando? sopra Longarone, all’imbocco della Valle del Maè.

Se le giornate fossero di 48 ore, di cui almeno 40 di sole e luce, vi direi di non perdervi la visita al Museo degli scalpellini di Castellavazzo, ma dato che così non è, rimandate la visita magari in una giornata di pioggia e per questa volta proseguite invece fino a Podenzoi, dove lasciata l’auto inizierete l’immersione.

La visita al Museo aiuta a capire e apprezzare tanti piccoli particolari di questo paese, i muretti a secco, le case in pietra con stipiti in pietra di porte e finestre da ricchi Signori; anche se qui la ricchezza era appunto solo la pietra e l’incredibile capacità di lavorarla.

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Prendendo il sentiero per Casera Busnich entriamo subito nel bosco e cominciamo a salire e così ”le” diamo le spalle e il pensiero può andar altrove o lasciar spazio solo alla fatica. Ma in realtà l’occhio ha visto e il cuore non può non pensare che questo paese è “difronte” alla diga del Vajont , cosa sarà stato qui quella sera del 9 ottobre? E i giorni successivi, gli anni successivi ? avere la perenne memoria del disastro lì sotto gli occhi.

Così tra fatica e pensieri ecco che sbuchiamo fuori e la Valle del Piave conquista tutto: spazio, emozioni … Casera Busnich… non sceglievano mica dei brutti posti per l’alpeggio!

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Qualcuno mi ricorda però che non essendo io una pecora non ho diritto a fermarmi su questo bel prato e facendomi vedere la meta mi fa capire che è meglio proseguire per forcella Busnich.

Da qui fino a forcella Sesarola anche non volendo si capisce l’impatto degli ultimi inverni, le valanghe, il peso della neve hanno trascinato a valle di tutto, sconvolgendo il terreno. Natura che a volte impressiona e fa paura per potenza e violenza, a volte invece impressiona ed emoziona per bellezza, come ora: Bosco Nero, Rocchetta, i Noni, Cime della Serra, Val Tovanella, panorama selvaggio, isolato, vero…e senza accorgercene contemplavamo il panorama con una femmina di gallo forcello che infastidita dal nostro parlare se ne è volata via.

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Il sentiero da forcella Sesarola scende e porta al Bivacco Tovanella, e da qui seguendo l’alta via n 3 fa ritorno a Podenzoi, facendo così il periplo della Cima de l’albero. Ma raggiungere la cima da forcella Sesarola non richiede particolari abilità di orientamento o alpinistiche, quindi individuata la traccia è vivamente consigliato seguirla fino in cima: e la sensazione è quella, non solo per nome, ma anche di fatto siamo sulla cima di un “albero” che regala orizzonte e panorama da 3 Caravelle!

Per scendere si segue la cresta e poi giù a casera Colòn.

Lo dicevo che la primavera qui è già in fervore, grisoi (detti anche schiocchet perché il fiore schiocca, Silene vulgaris), ortiche, gamaita (spinacio selvatico o detto anche “buon enrico”, Chenopodium bonus-henricus), la cena è assicurata!

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Da casera Colon si segue una traccia che scendendo lungo il crinale incrocia il sentiero che proviene dal Bivacco Tovanella-Casera Pezzei, seguendo il quale giungiamo infine, tra muretti a secco, case in pietra, vecchi sentieri lastricati, nuovamente a Podenzoi…

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più che soddisfatti!

per maggiori informazioni sul Museo degli scalpellini di Castellavazzo

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