Lug
23
2014

Goima e il suo viaggio nel tempo

Oggi vi faccio fare un piccolo viaggio nel tempoGoima…..

I grandi tesori della Val di Zoldo non sono tutti custoditi nei musei, ma si nascondono tra le vie dei piccoli villaggi, impressi nel larice resistente dei tabiai, come suggestive testimonianze del passato. In attesa riapra il suo museo etnografico sottoposto a restauro, il viaggio parte da una valle intatta, accoccolata ai piedi della Moiazza, dove potrete vedere borghi ancora pieni della storia della loro gente.

La passeggiata che faremo è ad anello, ed è molto simile a questo percorso:

valdizoldo.net/passeggiata_sotto_la_moiazza

ma ci saranno alcune varianti, così vi potrete innamorare per bene di questo posto.

Partiamo dal bivio scùole e ci incamminiamo verso la frazione di Molin. Non prendiamo il Passo Duran come indicato nel link: essendo questo tra gli itinerari preferiti dei bikers, potrebbe risultarvi un po’ rumoroso. Dove ci addentriamo invece, incontreremo un paese silenzioso, ci circondano case con aiuole deliziose, qualche gallina che razzola libera, orti, prati e ancora prati!

goima_chiesa_dolomiti_zoldo

Se abbiamo fortuna, troveremo qualche nostalgico, intento ad affilare la propria fàuz (falce), a dimostrazione che il tempo in cui gli zoldani falciavano l’erba con il solo aiuto della forza delle loro braccia, non è poi così lontano. Ancora oggi in molte case, neanche tanto sepolti e dimenticati nelle cantine, sono ancora conservati (e usati!) codér, fàuz e prìeda (la prìeda infilata nel codér portato alla cinta dei pantaloni, serviva per aguzzare la falce). Da quel che mi dicono, la tecnica sembra essere complessa: bisogna essere veloci ed estremamente precisi. Pare che l’erba cresca meglio se tagliata in questo modo.

strumenti_falce_prieda_coder

(Fàuzprìeda e codér)

Proseguiamo lungo via Mez, se siamo in primavera rimarremmo incantati dai ciliegi in fiore ai lati della strada. Da qui la Moiazza è totale, maestosa e quasi annientante, sembra cingere la chiesetta di San Tiziano nel suo vànt. Arrivati in cima alla via, dopo aver attraversato la strada, prendiamo la salita per Chiesa. I tabiai e le abitazioni di una volta, di legno ormai inscurito, si alternano in un disegno che era perfettamente funzionale per chi un tempo lì trascorreva la sua vita, tra lavoro nei campi, faccende domestiche e altri impegni quotidiani. I solèr tutt’ora, come noterete, sono pieni di gerani e garofani, come quelli che le nonne utilizzavano per abbellire la terrazza.

chiesa_zoldo_goima

Salendo ancora, dando le spalle alla chiesa di San Tiziano, segue un altro gruppo di tabià, in alcuni si intravedono i zarlìn (le gerle) e il fieno per le bestie. Non ve lo state immaginando, se vedete delle mucche o delle caprette, è un “effetto speciale” dovuto all’apertura di un agriturismo che troverete più avanti. Nelle stalle si possono intravedere gli animali, proprio nelle stesse stalle di cinquant’anni fa. Nella piazzetta c’è anche un brént (fontana) di quelli con la vasca grande per abbeverarli. Ne troverete tanti in giro per Goima. Procediamo quindi per Le Vare. Fermatevi un attimo a cercare con lo sguardo lo spisolot, una cascata che sgorga direttamente dalla Moiazza.

via_le_stale

Da qui, scendiamo nuovamente per Molin. Iniziamo la nostra discesa lungo un sentiero che troviamo a destra (vedete la cartina al sito) nei pressi dell’incrocio per Chiesa, alcuni lo chiamano brusà. All’imbocco di questo scurton (sentiero che accorcia il tragitto) notiamo i muretti a secco, ormai ricoperti di vegetazione, ma ancora lì, come le rovine di una città perduta. Attorno a noi solo il verde, e forse qualche mucca, che masticando l’erba non si curerà di voi. Sbuchiamo proprio nel cuore di questo ultimo paese, anche lui costituito in parte da antiche abitazioni. Una volta qui si faceva il latte, i bimbi golosi aspettavano di ricevere la bràma (lo strato di panna che si forma sopra al latte in seguito alla mungitura). Se avete tempo e voglia, fate un salto a ru delle roe, una località rinfrescata dallo scorrere impetuoso e allegro del torrente Moiazza. In alcuni punti, potrete immaginare le donne mentre lavavano i vestiti sfregandoli nelle acque del torrente, nei pressi della vecchia segheria.

ru_goima_zoldo

Torniamo al punto di partenza al bivio scùole. Forse quando andrete voi a camminare lungo questo itinerario ad anello, il museo etnografico sia aperto, allora ve lo consiglio, ci sono tante altre sorprese che potrebbero concludere in bellezza il vostro viaggio nel tempo. Vi sentirete immersi in una realtà dove i saperi vivono ancora, in una valle sospesa tra antico e presente, come se vi aspettaste ritornino le persone dai pascoli col zarlìn, le bestie a riposare nella stalla, i bambini a giocare nei prati.

Se avete voglia di vedere Goima ma preferite gratificare il palato, venite alla sagra dei casonzìei, organizzata ogni anno l’ultima domenica di luglio.

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