Dic
18
2014

Gatti dolomitici

Buzzati ci racconta che in un tempo forse lontano e fantastico le montagne erano popolate da animali straordinari, di cui adesso non rimane alcuna traccia del loro passaggio. Nascosto nel più cupo degli antri della roccia, viveva una creatura infausta e paurosa, era il terribile gatto mammone, pronto con le sue fauci a sbranare qualsiasi essere incontri il suo cammino, come i poveri orsatti in rivolta (leggi “La famosa invasione degli orsi in Sicilia“).

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(Immagine tratta da “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, Dino Buzzati, Arnoldo Mondadori, ed. 1996).

Questi animali mi affascinano, oggi di così fuori dall’ordinario non ce ne sono più in giro, o almeno sono solo di passaggio, non si fermano, peregrinano, migrano. Né orsatti né gatti mammoni come nelle montagne favolose di Dino, forse qualche micio sfrontato che gattona nei prati a caccia di topolini, o al limite se no, grossi felini motorizzati che d’inverno possono percorrere i nostri monti, i famosi “gatti delle nevi”.

gatto delle nevi

Questo pensavo, finché una sera, non lo incontrai. Rincasavo con la mia auto, pioveva da settimane il paesaggio era tetro e spettrale. Dal Bosconero si liberava una leggera nebbia, le rocce del Canal (la strada Provinciale 251) trasudavano pioggia e condensa. Uno scenario che a ripensarci coincide perfettamente con la natura del gatto mammone, abituato a vivere nell’oscurità evanescente delle caverne cupe e umide, scavate nelle montagne più impervie.
Sulla strada vidi una sagoma grigia, immobile sotto le intemperie. Rallentai per capire meglio di cosa si trattasse. Una pietra? Un sasso rotolato giù a causa delle forti piogge?

No, il sasso si muove, sembra spaventato dalla luce impertinente dei fari, balza nell’altra corsia, mostrandosi in tutta la sua superba maestosità. E’ un gatto, sembra più grande di quelli domestici, un batuffolo selvatico, dalla folta coda a bande nere e grigie. Fermandosi un attimo si voltò verso di me, schermandosi con quella grossa coda, poi con uno scatto fuggì nella boscaglia.

gatto_selvatico_blog
Il gatto mammone scomparve in un batter d’occhio, ritornò alla sua tana, al suo terribile giaciglio, risparmiandomi la sua furia distruttrice. In quei giorni ho scoperto dai giornali che non ero la sola a essermi incappata nella malvagia creatura, anche i ricercatori del Museo di storia naturale di Venezia, durante uno studio sulla distribuzione dei predatori nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi avevano avuto prova certa della sua esistenza.

Il temibile si aggira per i boschi del Bellunese – (video realizzato dalla collaborazione del Museo di storia naturale di Venezia e dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi).

La prima segnalazione sulle Dolomiti Bellunesi, un animale sfuggente e raro per le nostre zone, che sembra aver scelto proprio il Parco, in particolare la valle del Maé, per cacciare, stanziarsi e vivere. Notturno, elegante e selvaggio allo stesso tempo, dimora a quote inferiori ai 1500 metri, nei boschi di latifoglie.
Gatto selvatico“, l’hanno chiamato gli esperti. Sarà. Per me rimarrà sempre il temibile gatto mammone di Buzzati.

(Foto di apertura: Dino Buzzati, “Ex voto, il Gatto Mammone”, 1970 acrilico su tela).

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