Giu
22
2017

Bivacco Grisetti

Il bivacco Grisetti (2050 m) da lontano è un puntino rosso che difficilmente si scorge dalle alture circostanti. Rimane immerso nel verde scuro e pieno dei pini mughi che rivestono la catena della Moiazza. Da vicino, è un riparo di lamiera solida per massimo otto persone.

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Non costruito per essere accogliente ma per ospitare gli alpinisti della Moiazza, i sentieri per raggiungerlo sono molti, tutti non molto battuti e abbastanza faticosi, ma per lo più facili da seguire.

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La vista dall’interno del bivacco.

I classici sono dal passo Duran, percorso seguito dai corridori di Dolomiti Etreme Trail e lungo il triol che parte dal campo sportivo di Le Vare (valle di Goima). Dallo stesso punto parte un altro sentiero, più impegnativo, con alcuni piccoli tratti di corde, spesso sconosciuto ai più. Poi ci sono altri due itinerari, uno dalla Otada del Polo (da una curva prima di salire al Passo Duran) e uno dalla strada per la Casera la Grava. Tutte le strade (o meglio, sentieri) portano al Grisetti insomma, ma cosa ben più importante, tutte strade belle.

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A renderle uniche è naturalmente la magnifica montagna dove si trovano. Si dice che la Moiazza sia stata chiamata così per la sua acqua, quella che scorre fino a valle e che sgorga da un impercettibile foro nella roccia, trasformandosi nello splendido Spisolot. “Moiazza” deriverebbe da Moja, “stillicidio” “gocciolamento”. Durante una gita al bivacco Grisetti una capatina per rinfrescarsi con l’aria fresca e gocciolosa dello Spisolot, non deve mancare mai.

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Un’altra delle caratteristiche più particolari dei sentieri che portano al Grisetti sono i segni del passato lasciati dagli abitanti della valle di Goima, sotto la Moiazza. Il primo è la croce di legno, posizionata in un piccolo incavo naturale nella roccia. Si dice che nel 1848 per paura di profanazioni e saccheggi da parte delle truppe austriache, vi sia stata depositata l’Eucarestia, nascosta e protetta dalla montagna e dalla gente di Goima.

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Più in alto, non vi lasceranno indifferenti i ruderi della Casera di Moiazza (1754 m), una volta rifugio per pastori. La domanda sorgerà spontanea: ma che gli sarà venuto in mente di costruire una casera proprio qui, su una terrazza così piccola e un po’ impervia, su una montagna che sembra salire dritta, verticale verso il cielo, dove tutto è salita?

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Subito dopo dovrete riconoscere però quanto era grande il privilegio di chi si affacciava a questa vista sulla valle di Goima.

E poi ancora vi colpirà la natura dei sentieri, tra roccette, ghiaioni che come lingue scendono verso valle, macchie di abeti, baranceti e infine gli spazi aperti, pieni di farfalle. Un piccolo paradiso, o meglio un altro pianeta.

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Alcune note tecniche del percorso partendo da le Vare:
Tempo: 3-4 ore A/R
Dislivello: 770 m
Segnaletica Cai: 559

Organizzate al meglio la vostra escursione!

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